Un po' di storia

La costruzione di un edificio detta "Torretta" sembra da collocarsi verso la metà del Cinquecento, durante il periodo in cui Crucoli fu sotto la signoria dei D'Aquino. Di essa non c'è accenno nella "Lista delle entrate" presentate da Giulio Aquino, dopo la morte della madre Aurelia, avvenuta nel maggio 1543. Tra i vari corpi feudali vi si nota il "curso della marina" e la "difesa dela foresta" (1). Bisognerà attendere il Relevio presentato nel 1590 da Carlo D'Aquino, conte di Martorano e signore di Crucoli, per trovare tra le entrate feudali il toponimo "Torretta" (Taverna della torretta alla marina, ghiande ed erbaggi delle difese Torretta) (2).

Da questi documenti sembra quindi che la Torretta fu costruita dai feudatari di Crucoli, al tempo delle incursioni turche sulle marine ioniche, in particolare dopo il saccheggio di Crucoli del febbraio 15773. Essa aveva il compito di proteggere le tenute feudali alla marina e di difendere il luogo nel quale avveniva l'imbarco del grano, che i feudatari vendevano ai mercanti napoletani.

Situata sulla strada pubblica costiera, fu utilizzata dagli Amalfitani anche come luogo di accoglienza. E' di Francesco Marino, vescovo di Isola (1682- 1716), una lettera diretta al marchese di Crucoli Oronzio Amalfitano, con la quale lo ringrazia per l'ospitalità concessagli nella "sua deliziosa Torretta", durante un viaggio dalla nativa Campana ad Isola (4).

Imbarco del grano

La "torretta" fu utilizzata soprattutto per conservare, permettere e proteggere l'imbarco del grano, che il marchese di Crucoli incettava e vendeva ai mercanti napoletani.

Questa funzione è evidenziata da alcuni atti notarili. Nel luglio 1704 Francesco Duarte, procuratore del marchese di Crucoli Oronzio Amalfitano, vendeva a Luca Giovanni Terranova tremila tomoli di grano "mischigli", parte dei quali erano conservati nei magazzini della Sala e parte "entro li magazeni dela Torretta di Crucoli" (5).

Alcuni anni dopo, sul finire del 1756, Michele Acanfore del Piano di Sorrento, patrone della tartana "Sant'Anello e L'Anime del Purgatorio", fu incaricato dai mercanti napoletani Giacomo Scherini ed Antonio d?Urso di imbarcare un carico di 3700 tomoli di grano, dei quali 3300 nella marina di Crucoli e 400 a Crotone. Per tale motivo il 30 dicembre 1756 al patrone fu consegnato dai mercanti un ordine a firma del marchese di Crucoli Nicola Amalfitani diretto a Giacomo Melissioti, che invitava quest'ultimo a consegnare il grano al patrone, che sarebbe stato inviato dai mercanti. Il patrone giunse col suo bastimento nel porto di Crotone ed il 25 febbraio 1757 via terrà si recherà per vedere se era pronta la merce, che doveva imbarcare. Egli troverà il grano che si stava ammassando e conducendo nei magazzini, che erano situati "nel casino dell'appressata marina e giurisdizione dell'appressato Sig. Marchese denominato volgarmente la torretta di Crucoli". Solamente il 20 marzo tutta la merce era pronta per essere imbarcata ed il 26 marzo il patrone si reca con il suo bastimento nella spiaggia di Crucoli, dove trova il casino sia Giacomo Melissioti, che molte altre persone del servizio del marchese (6).

Un assalto ai magazzini

Durante la grave carestia, che colpì il regno tra il 1759 ed il 1765, all'inizio del febbraio 1764 la protesta popolare assunse un po' dappertutto forme violente con i primi assalti ai magazzini.

Il giorno lunedì 17 febbraio un centinaio di cittadini e paesani," d'ogni stato e condizione", di Rossano "ben armati" si recarono nella marina di Crucoli "luogo detto la Torretta" e scassati i magazzini, che vi si trovavano, presero tutto il grano che vi si trovava. Il grano, che apparteneva ad Annibale Montalcini di Crotone ed a Giuseppe Orsini di Scandale, fu trasportato dagli assalitori parte per terra e parte per mare. Il primo fu portato direttamente in Rossano mentre il secondo fu sbarcato dapprima nelle località Casiello e Torre Pinta e poi da qui fu portato in Rossano. Secondo i magazzinieri Dionisio e Vincenzo Frisenda, magazzinieri e conservatori di grani di Giuseppe Orsini, che assistettero ai fatti, il grano che era conservato nel solo magazzino dell'Orsini ammontava a 1155 tomoli. I magazzinieri non potettero impedire l'evento in quanto i Rossanesi se ne impadronirono "con violenza e mediante scassazione" dal magazzino dove i grani erano riposti. I Rossanesi asportarono il grano senza misurarlo e si impegnarono a pagarlo in seguito alla ragione di carlini 25 il tomolo. Giunto il grano a Rossano, furono eletti i due deputati D. Berardino Misischi e D. Pasquale Monticelli, i quali col consenso di coloro che formavano il reggimento della città fecero vendere pubblicamente il grano asportato a ducati quattro il tomolo. In seguito alcuni accusarono il sindaco Giuseppe Greco e gli eletti, tra i quali Matteo Pietra, di aver fatto crivellare la parte migliore del grano per loro uso privato e di aver speculato sul denaro riscosso dalla pubblica vendita, utilizzandolo in parte per il pagamento dei proprietari del grano, ai quali era stato preso, ma il rimanente fu speso per il pagamento della neve ed in compra di animali vaccini per mano del magnifico Gasparre Carramone per uso e grassa dell'università di Rossano (7).

All'inizio di luglio dell'anno dopo un mastrodatti della Regia Udienza di Cosenza con due sbirri sbirri si recarono nella città di Rossano ed ottenuto il permesso dall'arcivescovo della città di notte arrestò Benedetto Greco, il Padre Celestino Pignatale dell'ordine di San Giovanni di Dio ed il padre Tomaso Felice Novelli, guardiano dei minori conventuali. I tre religiosi furono condotti nelle carceri del Regio Tribunale in quanto imputati di sedizione e di aver spinto al tumulto il popolo di Rossano, " che l'anno scorso in occasione della nota penuria aveva con la forza portato via il grano che si trovava nella Torretta di Crucoli". I tre saranno rimessi il mese dopo in libertà

Inventario della Torretta

"E successivamente per proseguire l'annotazione a oggi il 19 del suddetto mese di ottobre della decima Ind. e dell'anno 1762 da questa terra di Crucoli ci siamo conferiti nella Torretta territitorio della madre terra, ed essendo ivi giunti, col Reg. Giud.e a contratti e testi, l'abbiamo ritrovato l'anzidetto Franco Ratta, e Domenico Vitetta, il pregiatissimo che teneva la chiave del casino di città di torretta ed il secondo le chiavi delle camere e camerini dove soleva abitare l'anzidetto D. Bruno, ed aperta la prima porta del casino per esso Franco Ratta, e la seconda per Domenico Vitetta, e proprio della CAMERA DELLA MARINA, abbiamo ritrovato gli annotati mobili.

In primis un lettino a padiglione con due matarazzini. Una coverta imbottita. Due coverte bianche di bombace e quattro piene di coscini, due de quali con faccie vecchie, ed il lettino senza padiglione. Una boffetta rotonda coverta con tela tinta per sopra sei sedie di paglia verde indorate. Un bastone con pomo di ottone. Due scopette, una lunga, ed un'altra corta guarnite di acciaio e l'altra di ottone. Nel CAMERINO appontone una cassarola di rame, quattro tielle, tre piccole, ed una mezzana, una fressura di ferro piccola, una statere con la coppa di rame, una cocchiara di ferro.

Una braggiera vecchia. Una craticola. Due cocchiare vecchie. Uno scamarello. Un Imbuto di landa. Due candilieri uno di ottone e l'altro di cristallo col piede di stagno. Piattini di creta numero nove, fra quali uno mezzano. Tre marmitte con coverchi di creta. Una sedia verde. Due bacili di creta. Una saliera di creta. Una trappola di ferro. Un pezzo di sale di due pise. Tre garrafoni vacui. Un ferrajolo di sferracane usato. Un giamberchino e calzoni di volante di tela verde. CAMERA DI APPRESSO NELLA LOGGETTA. Due matarazzi, uno grande, ed un altro piccolo. Una coverta imbottita. Corte bianche di bambace numero tre usate. Un paio di lensuoli usati. Due coverte di lana vecchie. Due piene di coscini. Due vajnette, una ordinaria e l'altra buona. Due stucchi a cassettini con sei coltelli con maniche d'osso bianco per uso di frutti gelati, sei per ogni stucchio. Dodeci piattini e chiccare della cina per casa. Una sajaletta con pesi. Un bacile, con un bocale di creta per lavare. Una scopettina guarnita di accajo. Un paio di calzoni di adelante nuovi. Una scarpa nuova. Una gualdrappa e gualdrappini di scarlato gallonate d'oro vecchie. NEL CAMERINO DELLA TORRE dove soleva dormire il d.o q.m D. Bruno. Due matarazzini. Due coscini. Una coverta bianca di bambace. Due giamberghini di pelle, uno giallo, e l'altro nero. Una veste alla turca di tela di persia. Un giamberghino di seta vechio. Un gioppone rosso vecchio. Un coricugno di panno verde con giamberghino di panno ordinario. Un giamberghino di panno vecchio. Un gioppone rosso vecchio. Una giamberga verde di campagna, Un pistone ligato. Un candeliero con lume di cristallo e col piede di stagno.

Un altro candeliere di stagno. Un bacile di panno verde. Un cielo di cortina di tela di persia per suo lettino. Una bisaccia di vacchetta di fiandra, dentro il stipo al muro. Una ramiera piena di tabacco di libre due suggellata. Un'altra ramiere anche di Avana principiata, di due libre in c.a. Sei altre ramiere piccole vacue. Due bicchieri, e barillotto di cristallo, uno de quali pieno di magnesia. Una boccia di cristallo. Una cartiera vecchia foderata di pelle nera. NELL'ALTRO CAMERINO. Sette garrafoni con poca acquavite. Un cridenzone con otto tirafuori, nel primo quattro patigle di pistole, paia tre guarnite di accajo, ed una di ottone indorato. Un torposatojo di stagno per cose. Secondo tirafuora con dieceotto libri d'istorie ligati alla rustica. Terzo tirafuora vacuo. Quarto tirafuori due libri d'istorie. Quinto tirafuori con uno scacchiero robe di creta ed una scatola con gomma d'oliva. Sesto tirafuori con un libro, e poco carta da scrivere. Settimo tirafuori una scatola con ingenzo. Stipo dentro al muro sei piattini con diece chiccare per caffè e pochi cristalli. Un armaro con di dentro un paro di pistole guarnite di accajo. Uno scopettone, ed uno cintorino di velluto verde. NELL'ALTRO CAMERINO, due facce di coscini, una cariola e nel tirafuori di quella cinque riposatoi, ed una cafettiera di creta . Nell'altro tirafuori una olivera (?) di rame d'otto luoghi. Una tiella. Tre barchiglie e tre bucconotti di rame. Una scrivania con cinque tirafuori vacui con diversi garrafoncini al di sopra. Una cantinetta per acquavite con quindici fiaschetti. Tredici bottigli vacue. Una bilancia d'ottone. Stipo dentro al muro con diversi vasi di vetri, creta, ed uno di cristallo. NELLA TORRE AL CAMERINO. Barchiglie nove. Diece bucconotti numero tre Pirretti di vetro numero quattro, due piene di vino, uno di aceto, ed uno con poco tabbacco in corda a pezzetti. Una cantinetta con due vasi di stagno. Una pettorina divisa in due pezzi. Una tinella con poca tonnina. Più candele di sevo. NELLA SCALA DI TORRE con una braggiera. NELLA CAMERA SOPRA LA CUCINA. Una scopetta dentro una cassa di legname guarnita di ottone indorata. Una sella con fondi di pistole, cigna ed una staffa. Piatti di creta grande num.o diece otto, diece garrafoni e garrafoncini vacui. Una sorbettera grande. Un piede di braggiera. Trenta cinque bottiglie di vetro vacue. Stipo dentro il muro con diecesette cafettiere di creta. Quattro riposatoj. Otto bottiglie vacue. Una marmitta ed un bocale di creta. Un guarnimero, d'estera di briglie e pettorale" (Reg. Ud. Prov. maz. 8, fasc. 74, ff. 15v-18, 1762, ASCS).

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